Alimentare il nostro rapporto con Dio

Dal punto di vista spirituale, è molto importante distinguere il concetto di salute da quello di salvezza. In estrema sintesi, la salute è la guarigione da una malattia del corpo. La salvezza, invece, è una guarigione da una malattia dell’anima. Per il fatto, ora, che spesso non è molto chiara questa distinzione, a Dio, alla Madonna, ai santi si chiede il miracolo della salute fisica, ossia la guarigione dalle malattie. Ottenuta la quale, però, spesso si abbandona o si dimentica la devozione e la preghiera. In una corretta dimensione di fede, a Dio, alla Madonna, ai santi non dobbiamo chiedere solo la salute del corpo, cioè il miracolo della guarigione da una malattia. Dobbiamo chiedere la salvezza dell’anima. Questa consiste in una pienezza di relazione, in una ricchezza di interiorità, in una profonda serenità con Dio, con se stessi, con il prossimo. In realtà, con il mondo delle cose noi abbiamo un rapporto di conoscenza, di possesso. Con il mondo delle persone, però, abbiamo un rapporto di relazione, di dialogo, di confronto. Le relazioni ci rendono umani. Senza relazioni moriamo di solitudine. Questa realtà esistenziale vale anche per il nostro rapporto con Gesù. Egli, infatti, non si accontenta che gli chiediamo il miracolo della guarigione da una malattia. All’unico lebbroso che lo segue dopo aver ottenuto la guarigione Gesù chiede come mai i restanti nove non siano tornati indietro per ringraziarlo e, quindi, per stabilire un rapporto personale con lui. Si potrebbe dire che anche nel caso della conoscenza e dell’incontro con Gesù vale il detto popolare: “passata la festa, gabbato lo santo”. In un altro episodio, quando Gesù avanzava nella folla andando a casa di Giairo per far tornare in vita la sua figlia, una donna malata gli tocca il mantello e guarisce all’istante. Lei è guarita. Ha ottenuto quello che cercava. Ma a Gesù non basta. Chiede, perciò, chi lo abbia toccato, suscitando la meraviglia e l’ironia dei discepoli (Mt 9,20-22). Lui vuole stabilire un rapporto personale con lei, entrare in dialogo, in relazione con lei. In ultima analisi, la salute fisica non basta. Bisogna ottenere la salvezza dell’anima. Lo stesso discorso si può fare per quanto riguarda la conoscenza di Gesù. Questa può essere una buona conoscenza letterale, geografica, storica. Ma, se essa resta a questo livello, non interessa più di tanto. È come se su Google o suWikipedia cliccassimo la voce “Gesù” e ci vengono fuori tutte le informazioni possibili e immaginabili su di lui, la sua vita, i suoi miracoli, i suoi insegnamenti. Ma, una volta che abbiamo acquisito tutte queste nozioni, non abbiamo ancora stabilito un rapporto personale con Lui. Quello, per intenderci, di cui parla San Paolo nella lettera ai cristiani di Efeso (Ef 2,5). Le nozioni storiche e geografiche non ci cambiano la vita. Aumentano la nostra curiosità, ma non toccano minimamente il cuore. È necessario, quindi, un altro tipo di conoscenza che occupi i pensieri, gli affetti, crei inquietudini e consolazioni. San Luca racconta che mentre Gesù passava per città e villaggi, insegnando e camminando verso Gerusalemme, “un tale gli chiese: “Signore, sono pochi quelli che si salvano?”. Rispose: “Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, vi dico, cercheranno di entrarvi, ma non ci riusciranno. Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: Signore, aprici. Ma egli vi risponderà: Non vi conosco, non so di dove siete. Allora comincerete a dire: Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze. Ma egli dichiarerà:Vi dico che non so di dove siete” (Lc 13,23-27). Sarebbe triste che anche a noi un giorno Gesù dicesse: “non vi conosco”.Voglio augurarvi che il vostro rapporto con Gesù sia sempre espresso dalla confessione di Pietro: “Signore, da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio”.

+ Ignazio Sanna

Oristano 21/07/2018 03:32

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