Cari fratelli e sorelle,

abbiamo celebrato l’Eucaristia e abbiamo portato il Santissimo in processione per le vie della nostra città, invocando la sua protezione sulle nostre famiglie e sulle nostre istituzioni. Ora vogliamo riflettere un momento sul significato, per la nostra vita di credenti, del gesto di fede che abbiamo compiuto. Sia le letture dal libro dell’Esodo e dalla lettera agli Ebrei così come lo stesso Vangelo riportano la parola: “alleanza”, un termine biblico molto significativo. Negli ultimi tempi abbiamo sentito ripetere spesso un’altra parola: “contratto”, al fine di indicare il mezzo migliore per regolare la vita sociale e politica degli italiani. Il contratto, però, è valido per regolare i rapporti tra gli uomini, non è valido per regolare il nostro rapporto con Dio. Il nostro rapporto con Dio, infatti, non è paritetico. Noi non siamo alla pari con Dio. Lui è il Creatore, l’Onnipotente. Noi siamo semplici creature. Nella messa cantiamo: “Ecco il nostro niente, prendilo o Signor”. Per questo motivo, non troviamo la parola “contratto” nella Bibbia. C’è, invece, la parola “alleanza”, per descrivere il patto di Dio con gli uomini di tutti i tempi. Per la prima volta, troviamo questa parola nel patto con il patriarca Noè (cfr. Gn, 9); la troviamo ripetuta nel patto con il patriarca Abramo (cfr. Gn,15); la troviamo nel patto del patriarca Mosè con il popolo sul Monte Sinai (cfr. Es,24). Infine, la troviamo nel gesto dell’ultima cena di Gesù, quando ha istituito l’Eucaristia, per garantire la sua presenza in mezzo a noi tutti i giorni, fino alla fine dei tempi (cfr. Mc, 14).

In parole semplici, l’alleanza esprime la fedeltà di Dio nei nostri confronti. Noi possiamo tradire, Dio non tradisce mai. Prega il salmista: “eterno è il suo amore per noi; eterna è la sua fedeltà” (Sal, 99, 5). La fedeltà di Dio è la garanzia della nostra salvezza. Se, infatti, la salvezza dipendesse solo dalla nostra fedeltà, non potremmo stare molto tranquilli, perché conosciamo la nostra debolezza e la nostra precarietà. Quante volte abbiamo messo le ali perché volevamo volare e ci siamo trovati sporchi del fango della terra! Quante volte abbiamo promesso fedeltà e abbiamo tradito chi ci ha dato fiducia e promesso amore. Oggi, poi, evocare un rapporto di fedeltà equivale a pronunciare una bestemmia sociale. La civiltà del computer cancella rapporti di convivenza, diritti di buona fama, doveri di rispetto delle persone e dei ruoli istituzionali con un semplice clic d’una tastiera.

(Rai Uno, 6 maggio 2018)

Cari fratelli e sorelle,

Gesù ha dato a Dio il nome di Padre, ed ha insegnato ai discepoli di tutti i tempi a chiamarLo e pregarLo con questo vero nome. Nei Vangeli, egli chiama Dio con il nome di Padre per circa 170 volte. S. Giovanni dà a Dio il nome di amore: “Dio è amore” (1Gv 4, 16), condiviso, in ciò, da S. Paolo, che ripete: “Dio è il Dio dell’amore” (2Cor 13, 11). La Scrittura, quindi, ber bocca di Gesù e dell’evangelista, indica la paternità e l’amore come le vie privilegiate per capire chi sia Dio nella nostra vita, ossia come lo dobbiamo invocare,

(Cattedrale di Oristano, 1° aprile 2018)

Cari fratelli e sorelle,
la celebrazione della Pasqua del Signore è sempre un’occasione propizia per meditare sull'importanza della risurrezione di Gesù dai morti. E ciò per due motivi. Il primo, perché la risurrezione di Gesù dai morti è il fondamento della fede cristiana.

(Roma, Chiesa di S. Girolamo, 29 aprile 2018)

 Cari fratelli e sorelle,
vorrei presentare tre brevi riflessioni suggerite dalla Parola di Dio di questa celebrazione eucaristica. La prima ci viene proposta dal racconto degli Atti degli Apostoli. Da questo racconto, sembra che San Paolo non godesse di molta buona fama ed abbia avuto bisogno, perciò, d’una specie di referenza, ossia di qualcuno che garantisse l’autenticità della sua persona e della sua predicazione. Barnaba, un levita cipriota, stimato dagli Apostoli, perché aveva donato loro il ricavato dalla vendita del suo campo, accreditò Paolo di fronte a loro, così che egli poté continuare la sua predicazione. Il ruolo di Barnaba nella vita di San Paolo,

Oristano 19/06/2018 00:56

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Arcivescovo Metropolita di Oristano:

P.zza Giovanni Paolo II, 1 – 09170 ORISTANO (Italia)
E-mail: arcivescovosanna@gmail.com
(per interviste contattare il Direttore dell’Ufficio Comunicazioni Sociali)

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