La terza Esortazione apostolica del Papa

Papa Francesco ha dedicato la sua terza esortazione apostolica Gaudete et Exultate alla santità. Non quella per i santi da altare, ma la santità della “porta accanto”, della “classe media”, ossia la santità delle beatitudini, accessibile a tutti i cristiani di buona volontà. Lo stile del documento è tipico del papa, semplice e parenetico. Senza offendere nessuno, questa esortazione la può leggere con profitto chiunque, compreso un adolescente. I messaggi dell’esortazione sono tanti e, ovviamente, tutti interessanti. In questa catechesi vorrei sottolineare il richiamo alla dimensione umana del cammino del cristiano verso la santità. In ultima analisi, la vita dei santi è la massima glorificazione dell’umanità dell’uomo, perché in essa più che mai si rivela che “la gloria di Dio è l’uomo vivente”. La dimensione umana della vita dei santi, quindi, va evidenziata sempre meglio, per renderla percorribile da tutti i fedeli che nutrono l’ideale della perfezione cristiana. Proprio Paolo VI, nel novembre 1963, nell’omelia per la beatificazione del Servo di Dio Leonardo Murialdo, ebbe a precisare opportunamente che “ci piace conoscere la figura umana piuttosto che la figura mistica o ascetica di lui; vogliamo scoprire nei santi ciò che a noi li accomuna, piuttosto che ciò che da noi li distingue, li vogliamo portare al nostro livello; li vogliamo trovare fratelli della nostra fatica, partecipi di una comune pesante condizione terrena”. Il voler sottolineare la dimensione umana del cammino della santità, ovviamente, non comporta la riduzione di questa ad uno sforzo meramente umano, ad una esaltazione dell’ascesi umana. La necessaria presenza della grazia di Dio nell’itinerario della santità è stata saggiamente ribadita da una massima di Pascal: “Per fare di un uomo un santo bisogna assolutamente che agisca la grazia di Dio; chi ne dubita non sa né cosa sia un santo né cosa sia un uomo”. La santità, dunque, rimane una realtà soprannaturale, che non si risolve nello sforzo puramente umano, né in una perfezione di tipo naturalistico. Essa ha origine in Dio, dallo Spirito di Cristo, che diffonde la carità nel cuore dei credenti (Rm 5, 5). È una realtà, quindi, irriducibile ad una mera perfezione naturale dell’uomo. Oggi, l’agiologia tende a mettere in rilievo i lati umani, storici ed ecclesiali del santo, alla luce della critica, della psicologia, della sociologia e della teologia, con la finalità di dimostrare la possibilità concreta di divenire come loro, pur nella diversità dei compiti e delle vocazioni di ognuno. A seconda delle trasformazioni socio-culturali, perciò, emergono forme di santità sociale, di santità giovanile, di santità laicale, di nuovi martiri. La via della santità è ormai accessibile a tutti. Questo allargamento della vocazione universale alla santità è stato promosso in modo particolare dal Concilio Vaticano II. In definitiva, la dimensione antropologica della santità aiuta a capire che c’è una santità diffusa, presente e operante nella testimonianza discreta e silenziosa dei cristiani che vivono nella famiglia, nella scuola, nel lavoro, nella vita sociale, forse mai riconosciuta ufficialmente, ma non per questo meno gradita agli occhi di Dio o meno efficace all'interno della Chiesa e del mondo. Non è vero che i professionisti della santità crescono solo dentro i conventi o nelle congregazioni religiose, e i dilettanti della medesima solo all'interno della vita della famiglia, nelle diverse professioni civili. Nessun cristiano, e non solo nessun religioso, si può chiamare fuori dalla chiamata alla santità, non può dichiararsi esente, non può deviare o rallentare il passo della santità popolare, con le sue indecisioni o con i suoi compromessi. Certo, è difficile imitare i martiri di tutti i tempi nella loro atroce sofferenza. Lo possiamo imitare, però, nelle tante forme di martirio della vita quotidiana, delle sofferenze per malattia, mancanza di lavoro e di futuro, nella lotta per un mondo più giusto e più sicuro.

+ Ignazio Sanna 

Oristano 21/05/2018 22:36

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