Nuove norme e orientamenti sulla vita monastica

La Congregazione per gli Istituti della Vita consacrata e le Società di vita Apostolica ha pubblicato l’Istruzione Cor Orans, dedicata ai monasteri di vita contemplativa, “cuore orante” della Chiesa. Nel commentare questa Istruzione, i media si sono soffermati quasi esclusivamente sulla facoltà concessa alle monache di clausura di utilizzare i social, anche se “con sobrietà e discrezione”. In realtà, il documento che consta di quattro capitoli, affronta molti problemi della vita consacrata, tra cui l’esistenza e la continuità di un monastero autonomo, la federazione dei monasteri, la clausura, la formazione iniziale e permanente delle monache. Tutte le suore di clausura possono accedere ai media e ai social, ma solo “con sobrietà e discrezione”, spiega l’Istruzione, perché il rischio è di “svuotare il silenzio contemplativo quando si riempie la clausura di rumori, di notizie e di parole”. La “sobrietà e discrezione” richieste non riguardano dunque solo i “contenuti” ma anche la “quantità delle informazioni” e il “tipo di comunicazione”, affinché “siano al servizio della formazione alla vita contemplativa e delle comunicazioni necessarie, e non occasione di dissipazione o di evasione della vita fraterna”. Pertanto “l’uso dei mezzi di comunicazione, per motivo di informazione, di formazione o di lavoro, può essere consentito nel monastero, con prudente discernimento, a utilità comune”, sottolinea la Congregazione. La “separazione dal mondo”, più in generale, “non deve essere materiale ed efficace, non solo simbolica o spirituale”. Una «novità assoluta» dell’Istruzione è l’articolo 45: “Quando in un monastero autonomo le professe di voti solenni giungono al numero di cinque, la comunità di detto monastero perde il diritto all’elezione della propria superiora. In tal caso la presidente federale è tenuta a informare la Santa Sede in vista della nomina della Commissione ad hoc”. Questa disposizione, secondo mons. J.R. Carballo, Segretario Generale della Congregazione, “riguarda un consistente numero di monasteri, ai quali dunque verrà chiesta una presa di coscienza della propria realtà, in un dialogo con la Santa Sede e con le figure di riferimento previste dalla commissione”. Di fatto, ha chiarito mons. J.R. Carballo, “il Dicastero ha dovuto più volte constatare con rammarico l’esistenza di monasteri non più in grado di portare avanti una vita dignitosa, senza che ci fosse una legislazione che dicesse quando e come intervenire al riguardo: l’aver colmato questa lacuna legislativa è sicuramente uno dei punti più importanti e più attesi dell’Istruzione”. Il desiderio della Congregazione vaticana è che “i monasteri siano realtà vive e significative, evitando di prolungare esperienze che non hanno ragionevolmente possibilità di futuro”. L’autonomia dunque rimane, ma “rimane a certe condizioni, seguendo il principio generale che alla autonomia sui iuris corrisponda l’autonomia reale di un monastero: se non c’è questa autonomia non ci può essere quella giuridica, e allora si procederà alla affiliazione, o in alcuni casi, purtroppo, forse alla soppressione”. Mons. Carballo ha riferito che le novità introdotte dalla Cor Orans rispondono in gran parte alle proposte che sono state avanzate dalle stesse monache. Le nuove norme, in particolare, riguardano l’istituto dell’affiliazione, “vera e propria novità dal punto di vista legislativo”. La norma dell’affiliazione “consentirà a molti monasteri in difficoltà di essere affiancati e sostenuti da altre comunità più fiorenti, se si apriranno in spirito di fede e di comunione a questa possibilità di aiuto fraterno, che potrà da una parte aprire percorsi di rivitalizzazione, dall'altra preparare un terreno adatto al trasferimento e all'accoglienza delle monache in caso di chiusura, perché possano continuare a vivere dignitosamente la loro consacrazione”. Solo qualora verificasse la “inefficacia della affiliazione”, la Santa Sede procederebbe al “passo sicuramente grave” della soppressione.

+ Ignazio Sanna

Oristano 21/10/2018 06:22

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