I lavori della recente Assemblea Generale CEI

I l tema dell’Assemblea annuale deiVescovi Italiani era: “Quale presenza ecclesiale nell’attuale contesto comunicativo”. I contenuti sono stati esposti da una relazione centrale e poi sono stati approfonditi nei gruppi di lavoro. Questi ultimi hanno sottolineato l’importanza di percorsi educativi e formativi per abitare da credenti il nostro tempo. Nel corso dei lavori assembleari si è anche fatto il punto sulle iniziative della Chiesa italiana nel cammino verso la XV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo deiVescovi, dedicato a I giovani, la fede e il discernimento vocazionale. Infine, l’Assemblea Generale, in concomitanza con l’entrata in vigore del regolamento europeo sul trattamento dei dati personali, ha approvato un aggiornamento del Decreto Generale della CEI sulle Disposizioni per la tutela del diritto alla buona fama e alla riservatezza. Il Papa, nel suo discorso di apertura dei lavori, ha voluto condividere tre preoccupazioni. La prima è la crisi delle vocazioni. Secondo il Papa, si tratta del frutto avvelenato della cultura del provvisorio, del relativismo e della dittatura del denaro, che allontanano i giovani dalla vita consacrata; accanto, certamente, alla tragica diminuzione delle nascite, questo “inverno demografico”; nonché agli scandali e alla testimonianza tiepida. È triste vedere questa terra, ha detto il Papa, che è stata per lunghi secoli fertile e generosa nel donare missionari, suore, sacerdoti pieni di zelo apostolico, insieme al vecchio continente entrare in una sterilità vocazionale senza cercare rimedi efficaci. Come iniziativa concreta, ha proposto una condivisione fidei donum tra le diocesi italiane, che certamente arricchirebbe tutte le diocesi che donano e quelle che ricevono, rafforzando nei cuori del clero e dei fedeli il sensus ecclesiae e il sensus fidei. La seconda è povertà evangelica e trasparenza. La povertà, ha ribadito il Papa, è “madre” ed è “muro” della vita apostolica. È madre perché la fa nascere, e muro perché la protegge. Senza povertà non c’è zelo apostolico, non c’è vita di servizio agli altri. È una contro-testimonianza parlare di povertà e condurre una vita di lusso; ed è molto scandaloso trattare il denaro senza trasparenza o gestire i beni della Chiesa come fossero beni personali. Fa molto male sentire che ci sono stati ecclesiastici che hanno gestito in maniera disonesta “gli spiccioli della vedova”. Noi abbiamo il dovere, ha concluso il Papa, di gestire con esemplarità, attraverso regole chiare e comuni, ciò per cui un giorno daremo conto al padrone della vigna. La terza è la riduzione delle Diocesi. Il Papa ha ricordato di aver sollevato la questione già il 23 maggio del 2013, quando propose ai vescovi riuniti in assemblea generale la riduzione delle Diocesi italiane. Si tratta certamente di un’esigenza pastorale, studiata ed esaminata più volte, ha precisato il Papa, già prima del Concordato del ‘29. Infatti Paolo VI nel ‘64, il 14 aprile all'Assemblea dei vescovi, parlò di “eccessivo numero delle diocesi”; e successivamente, il 23 giugno del ‘66, tornò ancora sull'argomento incontrando l’Assemblea della CEI dicendo: “Sarà quindi necessario ritoccare i confini di alcune diocesi, ma più che altro si dovrà procedere alla fusione di non poche diocesi, in modo che la circoscrizione risultante abbia un’estensione territoriale, una consistenza demografica, una dotazione di clero e di opere idonee a sostenere un’organizzazione diocesana veramente funzionale e a sviluppare un’attività pastorale efficace ed unitaria”. Anche la Congregazione per i Vescovi nel 2016 ha chiesto alle Conferenze episcopali regionali di inviare il loro parere circa un progetto di riordino delle diocesi alla Segreteria Generale della CEI. Quindi, ha concluso il Papa, stiamo parlando di un argomento datato e attuale, trascinato per troppo tempo, e credo sia giunta l’ora di concluderlo al più presto. Forse ci sono dei casi nei quali non si possono fare adesso ma si può fare qualcosa.

+ Ignazio Sanna

Oristano 18/08/2018 22:15

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