Le vocazioni anima di tutta la pastorale

Papa Francesco, nel discorso rivolto ai vescovi italiani il 21 maggio 2018, ha espresso la preoccupazione per la crisi delle vocazioni, dicendo che “si tratta del frutto avvelenato della cultura del provvisorio, del relativismo e della dittatura del denaro, che allontanano i giovani dalla vita consacrata; accanto, certamente, alla tragica diminuzione delle nascite, questo “inverno demografico”; nonché agli scandali e alla testimonianza tiepida”. Ha indicato, quindi, diverse cause all’origine di questa crisi ma non eventuali soluzioni. Alcune di queste le ha indicate, tuttavia, nel messaggio ai partecipanti al congresso internazionale sul tema “Pastorale vocazionale e vita consacrata. Orizzonti e speranze”, svoltosi a Roma ai primi di dicembre dell’anno scorso. Anzitutto, Francesco è convinto che parlare di pastorale vocazionale significhi “affermare che ogni azione pastorale della Chiesa è orientata, per sua stessa natura, al discernimento vocazionale, in quanto il suo obiettivo ultimo è aiutare il credente a scoprire il cammino concreto per realizzare il progetto di vita al quale Dio lo chiama. Il servizio vocazionale deve essere visto come l’anima di tutta l’evangelizzazione e di tutta la pastorale della Chiesa. Fedele a questo principio non esito ad affermare che la pastorale vocazionale non si può ridurre ad attività rinchiuse in se stesse. La pastorale vocazionale, invece, deve porsi in stretto rapporto con l’evangelizzazione e l’educazione alla fede, affinché la pastorale vocazionale sia un vero itinerario di fede e porti all’incontro personale con Cristo, e con la pastorale ordinaria, specialmente con la pastorale della famiglia, di modo che i genitori si assumano, con gioia e responsabilità, la loro missione di essere i primi animatori vocazionali dei figli, liberando se stessi e liberando i propri figli dal rimanere bloccati all’interno di prospettive egoistiche, di calcolo e di potere, che molte volte emergono in seno alle famiglie, anche in quelle praticanti. Ciò significa consolidare la proposta vocazionale, e anche la proposta vocazionale alla vita consacrata, in una solida ecclesiologia e in un’adeguata teologia della vita consacrata, che proponga e valorizzi opportunamente tutte le vocazioni tra il Popolo di Dio”. In secondo luogo, il Papa è convinto che “la pastorale vocazionale deve avere il suo humus più adeguato nella pastorale giovanile. Pastorale giovanile e pastorale vocazionale devono tenersi per mano. La pastorale vocazionale poggia, sorge e si sviluppa nella pastorale giovanile. Da parte sua, la pastorale giovanile, per essere dinamica, completa, efficace e veramente formativa, deve essere aperta alla dimensione vocazionale. Il che significa che la dimensione vocazionale della pastorale giovanile non è qualcosa che si deve proporre solo alla fine di tutto il processo o a un gruppo particolarmente sensibile a una chiamata vocazionale specifica, ma che si deve proporre costantemente nel corso di tutto il processo di evangelizzazione e di educazione nella fede degli adolescenti e dei giovani”. In terzo luogo, per Francesco, “la preghiera deve occupare un posto molto importante nella pastorale vocazionale. Il Signore lo dice chiaramente: “Pregate dunque il padrone della messe che mandi operai nella sua messe”. La preghiera costituisce il primo e insostituibile servizio che possiamo offrire alla causa delle vocazioni. Posto che la vocazione è sempre un dono di Dio, la chiamata vocazionale e la risposta a tale vocazione possono risuonare e farsi sentire solo nella preghiera, senza che ciò sia inteso come un facile mezzo per disinteressarci del lavoro nell'evangelizzazione dei giovani affinché si aprano alla chiamata del Signore. Pregare per le vocazioni presuppone, in primo luogo, pregare e lavorare per la fedeltà alla propria vocazione; creare ambiti in cui sia possibile ascoltare la chiamata del Signore; metterci in cammino per annunciare il “vangelo della vocazione”, per promuovere e suscitare vocazioni”.

+ Ignazio Sanna

Oristano 19/09/2018 05:13

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