L’Instrumentum laboris piattaforma del Sinodo

I l gesuita p. Giacomo Costa, nel presentare la struttura dell’Instrumentum laboris del prossimo Sinodo sui giovani, ne ha evidenziato il tipico processo di discernimento: riconoscere, interpretare, scegliere. Ha precisato, anzitutto, che il discernimento “non è una tecnica per prendere decisioni ma un esercizio della coscienza, fondato sulla convinzione di fede che la vita in pienezza è un dono offerto a ogni uomo e ogni donna”. Questa dinamica riguarda ciascuna persona, ma interpella anche i gruppi, le organizzazioni e le istituzioni, comprese quelle ecclesiali: “a loro lo Spirito affida una missione, la cui realizzazione richiede un continuo discernimento”. La prima parte dell’Instrumentum laboris “chiede di mettersi di fronte alla realtà non per un’analisi sociologica, ma con lo sguardo del discepolo, scrutando le orme e le tracce del passaggio del Signore con un atteggiamento di apertura e misericordia, evitando pregiudizi e demonizzazioni”. “Per chi ha a cuore i giovani e desidera accompagnarli verso la vita in pienezza, è imprescindibile conoscere le realtà che essi vivono, a partire da quelle più dolorose come la guerra, il carcere o l’emarginazione. Ugualmente è necessario lasciarsi interpellare dalle loro inquietudini, anche quando mettono in questione le prassi della Chiesa (a esempio: la vivacità della liturgia o il ruolo della donna) o riguardano questioni complesse come la sessualità. Altrettanto importante è prendere consapevolezza dei punti di forza della presenza della Chiesa nel mondo giovanile, e delle sue debolezze, a partire dalla scarsa familiarità con la cultura digitale”. “La seconda parte fornisce non un’interpretazione già pronta della realtà – questo spetta piuttosto ai Padri sinodali – ma offre alcuni strumenti per una lettura più approfondita. Metto in evidenza in particolare uno dei quattro termini o chiavi di lettura e che è strettamente collegato al discernimento: l’accompagnamento. È un servizio che i giovani chiedono con forza, segnalando di sentirsi soli di fronte a un mondo complicato. Il servizio dell’accompagnamento chiama in causa chi svolge il compito di guida spirituale e ha bisogno di una formazione adeguata, ma non solo. Riguarda molte altre figure che incontrano i giovani nei diversi ambiti in cui si svolge la loro vita, dalla famiglia alla scuola, dal mondo digitale a quello dello sport e della musica, fino alle situazioni estreme come la malattia, il dolore, o l’emarginazione. Sono chiamati a diventare autentici accompagnatori: genitori, psicologi, insegnanti, formatori, educatori, allenatori e in fondo la comunità cristiana nel suo insieme. I giovani stessi segnalano le qualità che deve possedere un buon accompagnatore, a partire dall'aver fatto i conti con le proprie fragilità ed essere testimone di fiducia e speranza, e non un giudice severo o qualcuno che cerca di imporre modelli precostituiti. Nulla respinge quanto gli abusi di ogni genere (sessuali, di potere, nella gestione economica). Accompagnare richiede allora di assumere un rischio, di uscire dalla propria posizione, permettendo a chi è accompagnato di accedere a quella originalità che il Creatore gli ha donato, e non di replicare passivamente un modello”. La terza parte invita la Chiesa intera a compiere scelte di cambiamento all'interno di un orizzonte di vitalità spirituale. La prospettiva è quella integrale tracciata dal magistero di papa Francesco, capace di articolare le diverse dimensioni dell’essere umano, la cura della casa comune, la sollecitudine contro ogni emarginazione, la collaborazione e il dialogo come metodo per la costruzione del popolo di Dio e la promozione del bene comune. Questa prospettiva si salda con la suggestione dell’essere Chiesa in uscita, senza arroccamenti e preoccupazioni di occupare il centro. Darvi attuazione richiede «un deciso processo di discernimento, purificazione e riforma» (EG 30) e anche un onesto ascolto dei giovani che partecipano a pieno titolo del sensus fidei fidelium.

+ Ignazio Sanna

Oristano 21/10/2018 07:57

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