Cristiani in una società multiculturale

Il nuovo capo di governo spagnolo, il leader socialista Pedro Sanchez, per la prima volta nella storia della democrazia spagnola, non ha prestato giuramento davanti alla Bibbia e al Crocefisso. La novità è stata subito interpretata da qualcuno come se, ormai, la vita politica e sociale si voglia o si debba emancipare da un legame religioso. In pratica, è come se si dimostrasse che, oggi come oggi, si può fare a meno di Dio nella vita degli individui e della società. Eppure, secondo Nicola Lagioia, direttore del Salone Internazionale del Libro di Torino, “in un’epoca in cui la religione presta il fianco di continuo alla violenza e al populismo, alcuni dei romanzi più complessi, sfuggenti e profondi tra quelli scritti nell’ultimo decennio attingono misteriosamente la loro forza dal cuore del cristianesimo”. Alcuni di questi romanzi li ha scritti l’americana Marilynne Robinson. Questa scrittrice, in risposta a una intervista di Barak Obama, lettore appassionato del suo romanzo Gilead, ha detto che la democrazia si fonda idealmente sulla fiducia che gli esseri umani ripongono in altri esseri umani, nell’aspettativa che le persone agiscano per il bene e non per il male. Il fondamento di questa fiducia, a sua volta, poggia sulla verità biblica che gli uomini sono creati a immagine e somiglianza di Dio, e l’umanesimo religioso che discende da questa verità anima e garantisce ogni forma di democrazia e di ordinata convivenza civile. In verità, sono tante le testimonianze e i gesti nel mondo dell’arte e della letteratura che inducono a credere che il legame religioso e il bisogno di sacro non scompariranno e saranno sempre attuali. Il regista e sceneggiatore tedescoWimWenders ha diretto il film su “Papa Francesco. Un uomo di parola”, e si sofferma sulle idee e sul messaggio del Papa offrendo risposte alle principali sfide globali del mondo contemporaneo: la morte, la giustizia sociale, l’immigrazione, l’ecologia, la diseguaglianza, il materialismo e il ruolo della famiglia. Paolo Sorrentino ha dedicato al Papa una serie tv molto seguita, anche se criticata: The Young Pope. Nanni Moretti ha affrontato problematiche religiose nei film “La messa è finita” e Habemus Papam. Da una parte, quindi, cinema e letteratura dedicano spazio alla tradizione religiosa. Dall’altra parte, lo scrittore ebraico Abraham Yehoshua, in una intervista a Marco Ansaldo, pubblicata su Repubblica, scrive: “voi siete italiani e per prima cosa viene il territorio che vi definisce: l’Italia. Poi c’è la cultura. Quindi la lingua. E tanti altri elementi che si basano sul territorio. Mentre per gli Ebrei, nella nostra identità il punto di partenza è la Torah, il libro della tradizione religiosa ebraica. Una differenza, direi, fondamentale”. Nell’analizzare questa situazione, non si può non ricordare il breve saggio scritto da Benedetto Croce: “Perché non possiamo non dirci cristiani”. L’autore sostiene che il Cristianesimo ha compiuto una rivoluzione “che operò nel centro dell’anima, nella coscienza morale, e conferendo risalto all’intimo e al proprio di tale coscienza, quasi parve che le acquistasse una nuova virtù, una nuova qualità spirituale, che fino allora era mancata all’umanità» che per merito di quella rivoluzione non può non dirsi “cristiana”. Gli uomini, gli eroi, i geni» che vissero prima dell’avvento del Cristianesimo «compirono azioni stupende, opere bellissime, e ci trasmisero un ricchissimo tesoro di forme, di pensiero, di esperienze» ma in tutti loro mancava quel valore che oggi è presente in tutti noi e che solo il Cristianesimo ha dato all’uomo”. Si può anche ricordare Francesco Guccini che canta: “Ma penso/ Che questa mia generazione è preparata/ A un mondo nuovo e a una speranza appena nata/ Ad un futuro che ha già in mano/ A una rivolta senza armi/ Perché noi tutti ormai sappiamo/ Che se dio muore è per tre giorni e poi risorge/ In ciò che noi crediamo, dio è risorto/ In ciò che noi vogliamo, dio è risorto/ Nel mondo che faremo, dio è risorto”.

+ Ignazio Sanna

Oristano 21/07/2018 04:08

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