È necessario che cresca una nuova pastorale

In più occasioni ho ribadito che per motivi geografici, sociali, culturali, sul nostro territorio non è possibile riproporre il modello delle unità pastorali, così come viene attualizzato in molte diocesi della Penisola. La particolare percorribilità delle strade, il radicamento delle tradizioni popolari, la difficoltà di spostamento delle persone anziane e malate da un paese all’altro rendono difficile la praticabilità del modello “nazionale” delle unità pastorali. Ciononostante, la situazione demografica del territorio diocesano e la situazione numerica del clero ci obbligano a lavorare per preparare il cambio della mentalità e delle abitudini del clero e del popolo di Dio. Bisogna sperimentare anche nella nostra Diocesi alcune forme di collaborazione interparrocchiale che possiamo chiamare “unità pastorale”. Sia i decreti del Sinodo Diocesano sia i programmi pastorali degli ultimi anni ci hanno richiamato sulla necessità di pensare a nuove forme strutturali di collaborazione interparrocchiale, per lo meno in alcuni ambiti specifici, come la catechesi, la pastorale giovanile, la pratica della carità. Una prima forma di collaborazione interparrocchiale è quella richiesta da un singolo parroco che deve amministrare più parrocchie. Allo stato attuale, abbiamo quattro sacerdoti, che, da soli, reggono tre o quattro parrocchie: don Matteo Ortu è parroco nei paesi diVillaurbana, Siamanna e Siapiccia; don Diego Tendas è parroco nei paesi di Siamaggiore, Massama, Nuraxinieddu e nella frazione di Pardu Nou; don Ernest Roca è amministratore parrocchiale nei paesi di Nughedu Santa Vittoria, Sorradile, Bidonì, Ardauli; p. ManoloVenturino è amministratore parrocchiale nei paesi di Ruinas, Asuni, Assolo. Poi, abbiamo ben 16 sacerdoti che amministrano due parrocchie. Tutti questi sacerdoti, con grande spirito di sacrificio e generosità, si sforzano di venire incontro alle necessità spirituali dei fedeli, programmando al meglio gli orari delle messe, delle riunioni, delle celebrazioni dei sacramenti. Ma non si può chiedere loro che trasformino il ministero parrocchiale in quello dei commessi viaggiatori. Nel tentativo lodevole di accontentare tutti si finisce talvolta per accontentare nessuno. Si richiede, perciò, la collaborazione dei fedeli nell’acquisire la mentalità di essere, in quanto battezzati, membri d’una comunità ecclesiale che supera i confini territoriali della parrocchia. Un’altra forma di collaborazione interparrocchiale può essere quella costituita da più parrocchie, amministrate da più sacerdoti. Una prima esperienza di questo genere viene proposta nella Forania di Busachi, in cui le parrocchie dei paesi di Samugheo, Neoneli, Ula Tirso, vengono amministrate da due sacerdoti di cui uno è il moderatore. In questo caso, il can. 543, § 1 del Codice di Diritto Canonico prescrive: “se a determinati sacerdoti viene affidata in solidum la cura pastorale di una parrocchia o di più parrocchie con temporaneamente essi sono tenuti singolarmente, secondo i criteri da loro stessi stabiliti, all’obbligo di adempiere i compiti e le funzioni proprie del parroco di cui ai cann. 528, 529 e 530; la facoltà di assistere ai matrimoni come pure le facoltà di dispensa concesse ai parroci per il diritto stesso, spettano a tutti, ma devono essere esercitate sotto la direzione del moderatore. § 2: Tutti i sacerdoti del gruppo: 1) Sono tenuti all’obbligo della residenza; 2) Di comune accordo stabiliscono i criteri secondo cui uno di loro celebra la Messa per il popolo, a norma del can. 533. 3) Solo il moderatore rappresenta nei negozi giuridici la parrocchia o le parrocchie affidate al gruppo”. Inoltre, il can. 517, § 1 precisa: “Quando le circostanze lo richiedono, la cura pastorale di una parrocchia o di più parrocchie contemporaneamente, può essere affidata in solidum a più sacerdoti, a condizione tuttavia che uno di essi ne sia il moderatore nell’esercizio della cura pastorale, tale che diriga l’attività comune e di essa risponda davanti alVescovo”.

+ Ignazio Sanna

Oristano 19/09/2018 05:54

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