Un ministero intriso di Terra Santa

Il mio ministero episcopale, in qualche modo, è stato incorniciato dal pellegrinaggio in Terra Santa. Infatti, immediatamente prima di venire a essere ordinato vescovo nella Cattedrale di Oristano, ho trascorso una settimana a Gerusalemme, per pregare e riflettere sulla natura e la missione dei successori degli Apostoli. Ero ospite della Nunziatura Apostolica, senza la tradizionale guida d’un direttore di esercizi spirituali. Ho avuto la fortuna e l’opportunità di celebrare l’Eucaristia, la mattina presto, sia nel Santo Sepolcro a Gerusalemme che nella Grotta della Natività a Betlemme. Trascorsi un intero pomeriggio sul Monte Sion, tra la Chiesa della Dormizione e la sala del Cenacolo, dove, secondo la tradizione, gli apostoli, riuniti in compagnia della Madre di Gesù, ricevettero il dono dello Spirito Santo. Un altro giorno l’ho dedicato al pellegrinaggio tutto attorno alle mura della città. Alla fine della settimana, mi sentivo spiritualmente motivato ad assumere il compito assegnatomi. Durante i dodici anni di episcopato, poi, sono ritornato in Terra Santa diverse volte, fino a quest’ultimo, sempre alla guida dei pellegrinaggi diocesani. La promessa di andare pellegrino in Terra Santa risale al gennaio del 1964. Allora ero studente di teologia al Seminario Romano. Prima della conclusione del Concilio Vaticano, Paolo VI decise di andare a Gerusalemme e, tra i componenti del suo seguito, chiese al Rettore del Seminario di avere anche un seminarista. Tutti noi, ovviamente, avremmo desiderato di andare con il Papa. Ma la scelta cadde su uno dei due seminaristi della Diocesi di Roma. Seguimmo con grande trepidazione le immagini del suo cammino lungo la Via Dolorosa, quando, alla sesta stazione della Veronica, rischiò di rimanere travolto dall'entusiasmo della folla. Si temette per la sua incolumità, anche perché il servizio d’ordine sembrava non controllasse più la calca della folla. Perciò, non vedevamo l’ora che ritornasse a Roma. In effetti, era una delle prime volte che il Papa lasciava il Vaticano, e ci sentivamo come orfani. Al suo ritorno, il corteo delle macchine proveniente da Ciampino passò in piazza San Giovanni in Laterano. Tutti i seminaristi, con i nostri superiori, ci unimmo alla folla per applaudirlo con gioia e gratitudine. Per la prima volta, ebbi la facoltà di mantenere la promessa di visitare Gerusalemme negli anni Ottanta, nel pieno dell’intifada, come Decano della Facoltà di Teologia dell’Università Lateranense.Visitai il Seminario di Betlemme, affiliato alla nostra Università. Poi, vi ritornai in diverse occasioni. Con il pellegrinaggio di quest’anno sono ritornato sulle orme di Gesù quasi a ringraziare per il dono che mi è stato fatto di lavorare nella vigna del Signore come successore degli apostoli. Il momento più emozionante è stata la celebrazione dell’Eucaristia al Santo Sepolcro. Nella situazione di grave crisi che sta scuotendo la Chiesa a causa dei tanti scandali di ecclesiastici, ho sentito il bisogno di rinnovare la fede nel Cristo Risorto, e di pregare perché Egli continui a garantire la sua presenza nella Chiesa. Mai, come in questo momento, sentiamo la necessità di essere rassicurati dalla presenza del Cristo Risorto nella Chiesa. Il pellegrinaggio mi ha preparato spiritualmente alla conclusione del ministero episcopale nella Diocesi Arborense. È chiaro che il vescovo non cessa di essere vescovo quando va in pensione, ma, da emerito uno vive la propria vocazione con un altro stile e un’altra responsabilità. Rimane, come titolo, emerito della Diocesi di cui è stato Ordinario, e io lo rimango in modo particolare, perché il mio matrimonio con la Diocesi di Oristano è monogamico, non essendo stato trasferito ad altra Diocesi. Subentra, tuttavia, la sollicitudo omnium ecclesiarum, ossia la cura e la preghiera per la Chiesa universale. In comunione con il Santo Padre, continuerò a pregare per la Chiesa Arborense, ma allargherò l’orizzonte della preghiera a tutta la Chiesa sparsa nel mondo.

+ Ignazio Sanna

Oristano 21/10/2018 07:56

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