La vera vocazione del catechista parrocchiale

Nel recente video messaggio di quest’anno per il Congresso Internazionale sulla Catechesi, organizzato dal Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione, Papa Francesco ha parlato di nuovo del catechista. Ha insistito nel sottolineare che il catechista non deve “fare” il catechista ma deve “essere” catechista, ossia, il catechista non deve fare un mestiere ma testimoniare la propria vocazione cristiana con la vita. Di conseguenza, il catechista non deve assumere il ruolo di un insegnante che fa la sua lezione di dottrina cristiana, ma deve comunicare e testimoniare un’esperienza di vita. Francesco aveva ripetuto lo stesso concetto l’anno scorso nel messaggio ai partecipanti al primo Simposio Internazionale sulla Catechesi, svoltosi a Buenos Aires nella Facoltà di Teologia della Pontificia Università Cattolica Argentina. “Essere un catechista - aveva ribadito - non è un lavoro o un’attività esterna alla persona ma una missione, una vocazione di servizio nella Chiesa”. Secondo Francesco, “il catechista cammina da e con Cristo”. E la catechesi ha al centro “l’incontro costante con la Parola e i sacramenti” e non va ridotta a “qualcosa di meramente occasionale prima della celebrazione dei sacramenti dell’iniziazione cristiana”. Il Papa chiede al catechista di essere creativo, ossia “alla ricerca di modi e mezzi differenti per annunciare Cristo”. Il “tentativo di far conoscere Gesù come suprema bellezza ci porta a trovare nuovi segni e forme per la trasmissione della fede”, ha sottolineato Francesco. Ed ha aggiunto: “I mezzi possono essere diversi, ma è importante tenere a mente lo stile di Gesù; nella ricerca creativa per far conoscere Gesù non dobbiamo avere paura”. Per gli Orientamenti per l’annuncio e la catechesi in Italia della CEI, la catechesi ha il compito di “aiutare a conoscere, celebrare, vivere e contemplare il mistero di Cristo”. Essa mira a generare una “mentalità di fede profondamente universale”, e a maturare una “integrazione tra fede e vita”. La catechesi, nel processo di evangelizzazione, ha un rapporto stabile con il primo annuncio per far maturare la conversione iniziale; è al servizio dell’iniziazione cristiana, educando alla fede il convertito perché venga incorporato, attraverso i sacramenti, nella comunità cristiana; educa permanentemente alla fede nella vita ordinaria della Chiesa. L’educazione alla e nella fede si concretizza nel compito di “educare al pensiero di Cristo, a vedere la storia come Lui, a giudicare la vita come Lui, a scegliere e ad amare come Lui, a sperare come insegna Lui, a vivere in Lui la comunione con il Padre e lo Spirito Santo”. Posto che la fede sia dono di Dio, l’azione educativa mira ad aiutare la persona a dare un senso profondo alla propria esistenza attraverso l’incontro e l’amicizia con Cristo Gesù. Il catechista accompagna i ragazzi nella ricerca di significato, di verità e di amore, a partire dalle domande più profonde di felicità e realizzazione umana. L’educazione alla fede aiuta, inoltre, a conoscerne gli interrogativi sul senso della vita presente e futura, a comprenderne le aspirazioni, riconoscendo anche le domande inespresse e le potenzialità nascoste. Nella lettera pastorale A tempo indeterminato, sull'identità spirituale del catechista, ho ribadito anzitutto che “il catechista è un uomo o donna credente, adulto nella fede, che ha fatto la scelta fondamentale per Cristo, è capace di comunicarla, è inserito in una comunità e sa correlare fede e vita. Il suo servizio alla e nella comunità nasce nella Chiesa locale in piena collaborazione con il parroco e deriva dal Mandato del vescovo”. Poi, ho precisato che, secondo il Documento Base, “l’esperienza catechistica moderna conferma ancora una volta che prima sono i catechisti e poi i catechismi; anzi, prima ancora, sono le comunità ecclesiali. Infatti come non è concepibile una comunità cristiana senza una buona catechesi, così non è pensabile una buona catechesi senza la partecipazione dell’intera comunità”.

+ Ignazio Sanna

Oristano 21/10/2018 07:57

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