Giovanni Paolo II

L'overdose di informazioni, commenti, rievocazioni, previsioni in occasione della morte di Giovanni Paolo II ha passato ai raggi x tutti gli aspetti della sua personalità, tutti i risvolti spirituali e culturali del suo magistero e della sua opera di governo, da quelli della routine burocratica delle istituzioni curiali a quelli dello slancio profetico dei grandi gesti innovatori. Questa gigantesca esposizione mediatica è quasi speculare allo stile di un pontificato che ha utilizzato i mezzi di comunicazione per far conoscere al mondo intero tutti i momenti della sua vita e della sua attività, da quelli delle giornate mondiali della gioventù, a quelli dei suoi viaggi apostolici nei cinque continenti, a quelli delle passeggiate solitarie sui monti delle dolomiti, a quelli della smorfia di dolore durante i suoi numerosi ricoveri ospedalieri, a quelli, infine, della morte nell'intimità della sua cappella privata. Nessun altro papa è andato in vacanza con giornalisti, fotografi e portavoce personale al seguito. Nessun altro papa ha avuto contatto con la stampa come il grande comunicatore Karol Woiytla. Non voglio aggiungere, perciò, ulteriori considerazioni a questa montagna di analisi e commenti. Vorrei solamente soffermarmi a riferire come io ho vissuto l'esperienza particolare della morte "annunciata" di papa Woityla.

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Oristano 20/04/2018 10:33

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E-mail: arcivescovosanna@gmail.com
(per interviste contattare il Direttore dell’Ufficio Comunicazioni Sociali)

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